domenica 26 luglio 2015

Giappone. Giorno tre - Tokyo, Shibuya. Spettatori di un mondo irreale


Mai attraversato delle strisce pedonali in obliquo? Qui c'è una strada nel quartiere Shibuya che ha tre diversi tipi di attraversamento: orizzontale, verticale e diagonale. 
Mai mangiato una zuppa rovente con 42^ all'esterno? Qui, mangiare Ramen (brodo bollente con spaghetti, verdure e carne), quando fa particolarmente caldo pare che rimetta al mondo.
Mai visto commesse di negozi di abbigliamento vestite con tacco 14, capello boccoloso, lenti a contatto colorate, vestitino da Barbie segretaria? Qui c'è una tendenza, tra alcune ragazzine, di vestirsi come bamboline sexy e ritrovarsi alla fine di una strada, come fosse il muretto, per mettersi in mostra e fare a gara tra chi ha i capelli più colorati, chi più pizzo, chi le calze al ginocchio più strane.
Mai mangiato una caramella con la faccia? Qui c'è una catena di negozi che fa caramelle a mano, bon bon delle dimensioni di una monetina, al cui interno  ci si può disegnare quello che si vuole.
Mai visto un preservativo a forma di lecca lecca? Qui c'è un negozio (Condomania) che vende sexy gadget di tutti i tipi, ad esempio uno stecco attaccato al profilattico e chiuso in un spacchettino trasparente con il fiocco.
Mai deciso di farsi il proprio bracciale e farsi spiegare come si monta da una giapponese (in giapponese)? Qui c'è un negozietto che quando entri ti mettono un vassoio in mano e si raccolgono gli ammennicoli che si preferiscono, poi si viene mandati al primo piano e lì una gentile signorina ti insegna a comporre un bracciale, o una collana, o orecchini (in giapponese). C'è anche chi si destreggia nell'incisione manuale, con tante di martello. 
Mai ordinato da mangiare senza avere la minima idea di quello che potrebbe arrivare? Questa sera ho cenato in una qualche via, in un qualche posto a Tokyo, evidentemente non turistico, dove le gentili cameriere (esclusivamente giapponesofone) si destreggiavano in danze di ogni tipo per cercare di farci capire qualcosa. Alla fine, disperati, abbiamo detto di sì a tutto. Credo di aver mangiato le patate fritte, condite con lemon grass fritti e altre spezie, più buone della mia vita! Detto da una belga...

Giappone. Giorno due - Tokyo abiti tradizionali e perversioni moderne


Dopo due giorni ho capito una cosa: il Giappone non si può cercare di capire, si può osservare e decidere se farselo piacere.
Le persone sono molto gentili, ma sono tutte omologate e programmate a fare la stessa cosa. L'individuo è annientato a favore del bene collettivo e nessuno sgarra.
In metropolitana, nelle stazioni più affollate, ci sono delle linee sul pavimento in corrispondenza delle porte del treno che indicano ai passeggeri di mettersi in file di due e, cascasse il mondo, i giapponesi si mettono in fila per due, anche se nel resto della stazione c'è spazio e anche se la coda arriva fino alle scale. Se non riescono a prendere il treno, nulla di grave.
Si mettono in fila anche per dire una preghiera al tempio Shintoista di Asakusa, dove l'ultimo sabato di luglio di ogni anno si concentrano giovani da tutta la città (circa 1 milione di persone concentrate in 2 km quadrati) per assistere alla notte dei fuochi, rigorosamente vestiti con abiti tradizionali. Ragazze con kimono rosa, fiocco giallo sulla schiena, fiori tra i capelli e sandali di legno: mai vista così tanta grazia e bellezza concentrata in un'unico corpo femminile. Insieme ad amiche e fidanzati, percorrono avanti a indietro il ponte, dal quale si vedono i fuochi d'artificio più spettacolari al mondo: un'ora e mezza di giochi pirotecnici che tengono chiunque col naso all'insù, mentre ordinatamente si fa avanti e indietro in due file calme e ben disposte.
Composti e ordinati anche in quella che credo possa essere definita la più assurda perversione umana di cui sia mai venuta a conoscenza: il pachinco, una sorta di sala giochi su diversi piani il cui scopo credo sia il totale alienamento individuale e umano. Appena varcata la soglia si viene investiti da un'onda sonora fatta di campanelli, trilli, musica elettronica, sirene, ad un volume che definire infernale è poco. Il gioco, poi, è da far rizzare la pelle. Lo scopo credo sia quello di lanciare una pallina attraverso una sorta di molla e sperare che cada nel punto giusto. Per ore e ore le persone lanciano palline in totale alienazione. Questo succede ad Akihabara, la città elettronica, un luogo che sembra una moderna blade runner, solo un po' più colorata e rumorosa. 
Un luogo così assurdo per una cultura che in realtà considera il silenzio una forma di rispetto, tanto da avere una parte del treno della metropolitana dove è vietato tenere il cellulare acceso, anche se nessuno osa comunque parlare. Tutti tutti concentrati sugli schermi, attaccati ai social network, ma nessuno osa parlare, il silenzio regna sovrano, tanto che nessuno si sorprende se ci si prende la libertà di fare un veloce pisolino.
La giornata è stata piena e lunga (e calda), iniziata la mattina con una visita a Yasukuni-jinja, un tempio che pare faccia molto discutere, perché è considerato un luogo nazionalista e se i vari primi ministri decidono di farci visita, gli altri paesi asiatici ne tengono seriamente conto.
Nota per il pranzo al mercato del pesce: si fa la fila rigorosamente per due, si ordina sushi all'omini davanti alla porta, ci si siede senza dire una parola e il pranzo arriva. Il tonno crudo e il riccio fresco sono i più buoni che abbia mai mangiato!