martedì 30 dicembre 2014

Capodanno, Francia: Camargue


Essere in crisi su dove passare le vacanze di Natale e Capodanno. Far coincidere le esigenze famigliari, il portafogli e il riposo necessario ad un nuovo anno. Una macchina e la quattordicesima in tasca. Una mamma generosa amante della Francia del sud e che spinge per un "giretto" in Camargue. Sette ore di viaggio, per la prima volta senza il Re dei Rom e la sua consorte, ma verso una destinazione che gli rende onore: Saintes-Maries-de la maires, ovvero, la patria dei Rom d'Europa occidentali. 
Qui c'è una chiesa dedicata alle tre Marie, che i Rom venerano e che considerano sante, ma che sante non sono, perché non riconosciute dalla chiesa Cattolica (ma da quella dei Rom sì). Qui c'è una battigia per nudisti di 24 km con un vento gelido forza nove, che porterebbe via anche un santo e che se soffri di sinusite potresti finire per far parte di quei santi non riconosciuti.
In questo posto, come se nulla fosse, puoi passeggiare con i fenicotteri rosa che danzano come solo nel film di Walt Disney "Fantasia" si è visto. I fenicotteri camminano nella palude cercando cibo, ma lo fanno con l'eleganza della danza classica degna di Bolle o di Nureyew (se si scrive così). Quando li si guarda si percepisce la musica nel loro avanzare: popot...popot...popot... E lo fanno tutti perfettamente in sincro. La mattina si radunano in cerchio e decidono la strategia della giornata. Come una squadra di rugby, con il regista che si distoglie dal gruppo e dà i numeri e poi il gruppo si scioglie, senza motivo. 
Qui si vedono i tori pascolare, ce ne sono anche di bianchi pezzati e ad ogni paese c'è un'Arena per le corride. Anche a Salin, a 50 km da Saintes-Maries, dove si raccoglie il sale che vendono anche all'Esselunga, quello nei brattolini tondi di cartone. Ma se si va in un supermercato il sale non lo vendono, se non per turisti, in quegli stessi barattolini, ma al doppio del prezzo dell'Esselunga... E sì che dovrebbe essere a km zero. 
In questo posto, d'inverno, si vedono i tramonti più belli del mondo, di quelli che ti fanno stare zitto dalle 16.30 alle 18.30 solo per ascoltare i colori che da giallo doventano arancio, poi viola, poi fucsia, poi rosa, poi azzurro e poi buio e la giornata finisce con un sospiro. Sono le 20.00 ed è ora di andare a dormire.

sabato 29 novembre 2014

Verona, dove tutti "Io me ne andrei"

"Io me ne andrei" era l'inno di Claudio Baglione tra i 70 e gli 80. Ma in una generazione nata tra gli 80 e i 70 i riferimenti musicali non eisistono, perché troppo presi dall'emozione del momento dei vari Fedez, o Tiziano Ferro, generazione cresciuta sui 91.7, al suon di "premio fedeltà: 342522, premio fedeltà". Di quelli che sanno cos'è la "Corsa più pazza del mondo" e se vedono la propria madre alla guida, bionda ossigenata, con indosso un piumino rosa, pensano subito a Penelope Pizzo. La bellazza di tutto questo è capire che insieme si può invecchiare. Trovare i modi e i luoghi per non perderci di vista; neppure oggi. Trentasette anni sono la scusa. Le certezze della vita sono poche: genitori, amici, figli; la tua città, la tua scuola, i tuoi affetti. Alcune cose restano per sempre e non si possono cambiare. Per altre cose bisogna essere fortunati e saperle coltivare. Verona non è dove sono nata, ma è dove sono cresciuta e questa sera Alessio ed Elena sono venuti nel cuore che oggi rende famosa nel mondo questa città: la Valpollicella. E hanno cenato all'enoteca della Valpollicella, a Fumane. Posto che esiste e resiste ed è degno di resistere da decenni.
E Alessio celabra, perché ogni occasione ne é degna. Con lo spirito estroverso Elena, capace di rompere quel ghiaccio così spesso di Francoise, la mia mamma così temuta e così amata da tutti i miei amici. Per poi lasciare spazio ad Alessio e rendere la mamma la protagonista di una serata all'insegna del Principe (David, il fratello maggiore) e della mia presunta gelosia. Non vorremmo mai. Gita celebrazioni  un modo per rivedersi fuori porta che poi breve o lungo che sia è sempre un viaggio in misura ridotta; e allora cibo vino chiacchiere e stupore nel divorare una coscia d'oca che poi ha più emozionato al di là di ogni turbameto, e allora che sia sbrisolona che se bagnata con la grappa o col recioto chiama parole e tante risate. Tutto fuori luogo. Noi fuori posto ma perchè ancora  in viaggio assieme. Quindi grazie ancora a questi compagni di viaggi per rendere anche la mia città una nuova scoperta. E domani sarà il turno del figlio di Dio.

domenica 7 settembre 2014

Ultimissimo giorno - Bassa Sassonia: tutti piangono


Vedete questa banchina? È l'attesa del treno verso Düsseldorf dalla stazione di Fulda. 
Dov'è Fulda? Fulda è quel posto in Germania che collega le stazioni ferroviarie di Asfeld e di Berna. 
Asfeld è quel luogo dove la golf ha deciso di lasciarci a piedi. Così, Alessio ed io abbiamo dirottato verso il treno perché lui deve essere domani mattina a Varese per il matrimonio della sorella, mentre io la mattina devo essere in via Monterosa per una visita del sindaco ad Atm (ps. Incontro con la stampa ore 10.10). Gli altri sono rimasti nell'amena località di Asfeld.
In questi casi - e non solo - mio padre usa un'espressione secondo me geniale: ortopallaciclosi, cioè quando sei così incazzato che più incazzato di così non potresti essere. Poi Alessio mi ha fatto riflettere: "Quando sarai in punto di morte, ti ricorderai questo momento". E probabilmente ha ragione.
Ma andiamo per ordine: sbarcati dalla Norröna ci siamo messi in marcia verso Francoforte. La macchina vibrava, ma ci siamo convinti che fase solo la conformazione dell'asfalto. La missione "hod-dog danese con cipolla fritta" è clamorosamente fallita e abbiamo ripiegato sugli avanzi che portavamo dall'Islanda: formaggino belpaese su pane nero di avena dolce con fetta di salmone affumicato. Parentesi: i tedeschi non avranno limiti di velocità e avranno pure autostrade gratuite, ma sono in grado di creare code per la qualunque. Alle 20.30 abbiamo fatto tappa a Gottinga: Wiennerschnitzel e patate. Ore 22.00, in marcia verso Francoforte, dove avremmo dormito nel Nh Hotel. Un non ben definito motivo ci ha rallentato per un'ora: "Era dagli anni '70 che non spegnevo il motore in autostrada... Che paese è 'sta Germania?!" è stata l'esclamazione di Alessio, in quel momento alla guida, di fronte a quello scempio che ci si prospettava davanti. Per rallegrare l'atmosfera: Gaber e il suo "Io non sono Dio". Decidiamo quindi di uscire a Kassel e di cercare un albergo. All'una eravamo a letto, naturalmente dopo aver trovato l'apprendista ultra sessantenne, che a mezzanotte non sapeva far funzionare la carta di credito. 
Ma giungiamo di slancio a questa mattina: ore 10.00 in marcia. Ore 10.30 fermi in auostrada per cambiare la gomma. Ore 11.00 fermi al benzinaio di Ausfeld per capire se saremmo riusciti ad arrivare a Milano. Ore 12.49 treno da Ausfeld a Fulda. Ore 13.47 treno da Fulda a Berna. Ore 19.07 treno da Bersa a Brig (?!). Ore 20.44 treno da Brig a Milano. Siamo nelle mani di DeutscheBahn! 
Una cosa rende ancora più interessante questo viaggio: perché in Germania quando la gente arriva in stazione per salutare si abbraccia e si mette a piangere? Ma ancora, perché quando la gente parte dalla Germania si mette a piangere? Ora in realtà c'è un dibattito tra Alessio e me: io dico che ho visto piangere solo gente che arrivava, lui sostiene che ci fosse una ragazza che doveva partire, ma era vicino al nostro treno che, quando è partito, la ragazza è rimasta giù. Doveva partire e non lo ha voluto fare? Oppure era arrivata?

domenica 31 agosto 2014

+++Notizie flash+++ Eruzione in corso del vulcano Holuhraun

Nuovo warning della protezione civile islandese che ha lanciato l'allarme per l'eruzione di lava cominciata nella parte nord di Holuhraun tra il ghiacciaio Dyngjujokull e la caldera di Askja.

Giorno otto: Eglisstadir - tempeste tropicali e vulcani ovunque


Arrivare in Islanda con il rischio che un vulcano blocchi il traffico aereo, tutto sommato, ci sta. Che la coppa dell'olio della macchina si spacchi su un dosso, pure. Ma che si venga travolti da una tempesta tropicale, con il rischio di essere trascinati dalle piogge africane, questo no, non l'avevamo previsto.
Lasciata Akureyri (e la sontuosa casa di Kriss), ci siamo diretti verso est, precisamente Elissfjordur, con tappa al lago Myvatn (letteralmente "lago delle mosche", e non è un eufemismo). 
Il viaggio in macchina, in compagnia di Paolo Conte, ha visto la consueta lettura della rassegna stampa di Goodmorning Italia. Le notizie dall'estero ci hanno portato ad una riflessione: l'Islanda è il paese perfetto, perché oltre ad essere un'isola a due fusi orari di distanza dal continente, è autonoma energeticamente e anche se il cibo non abbonda, possiamo comunque importare il grano da coltivare (tanto lo fanno anche in Ukraina): pasta e pane garantiti. Se scoppia la terza guerra mondiale, sappiamo già dove andare: a casa di Kriss ad Akureyri.
Arrivati a Myvatn, lo spettacolo che appare è simile ad un film alla blade runner. Dopo aver oltrepassato (fisicamente, nel senso che si passa anche sotto ad un tubo che trasporta il calore) una centrale geotermica (neanche un uomo all'orizzonte), abbiamo camminato per tre ore per raggiungere il paese più vicino. I piedi toccavano la lava: distese di rocce nere fumanti lungo un sentiero che, di punto in bianco, mostrando il limite di dove la lava si era fermata, diventava verde e giallo. Due sole pecore lungo il percorso ci guardavano abbastanza inebetite, come se ci volessero dire "ma dove vanno questi scemi?!". Il fatto di essere senza cibo e senza acqua, con un solo cellulare scarico, non vedere anima viva per 10 km ci ha fatto sospettare che forse in quel posto ci avremmo anche potuto lasciare le penne, così abbiamo cominciato a fare foto col telefono per poter essere meglio geolocalizzati, ci è parsa una mossa molto intelligente... Poi finalmente la civiltà e abbiamo ripreso la strada sulla Strada 1, quella del Ring del periplo islandese alla volta di Eljssfjordur. 
Ci si potrebbe domandare come abbiamo fatto a raggiungere la macchina. La zona, essendo vulcanica, è ricca di pozze di acqua termale. Si sa anche che l'obiettivo di Elena è quello di fare il bagno in tutte le pozze d'Islanda... Nelle tre ore di trekking, la sua pelle era quella più liscia e morbida di tutti noi... 
Ps. Lungo la strada abbiamo anche visto il Bardabunga, il famoso vulcano in eruzione che ha chiuso al traffico una zona dell'isola. Domani andiamo verso sud, dove ci aspetta la tempesta tropicale...

venerdì 29 agosto 2014

Giorno sei: Akureyri - balene danzanti attraversano semafori a cuore


Quando eri piccolo, mamma ti insegnava che non dovevi andare in piscina senza ciabatte, perché "prendi le verruche". Ti insegnava che dovevi asciugarti i capelli, perché altrimenti "prendi il raffreddore". In Italia, quando entri in una piscina pubblica, cartelli sparsi ovunque ti dicono che per fare la doccia "non si deve togliere il costume". Tutti questi insegnamenti, qui, in Islanda, sono da sfigati, ma da veri sfigati. Premessa: in Islanda i colpi di freddo non esistono, i colpi di vento neppure, e i colpi di fulmine sono subliminati da dei semafori che sono a forma di cuore.
La piscina è un luogo di socializzazione, dove si possono fare conoscenze di tutti i tipi e sono tutti a piedi nudi. Se hai le verruche semplicemente te ne resti a casa.
La piscina non è come da noi un posto dove si nuota e basta, ma è un luogo con diverse vasche a diverse temperature, dal ghiaccio puro ai 42°. C'è quella col massaggio, quella per nuotare e quella per giocare, o quella per fare due chiacchiere e conoscere qualcuno, ma rigorosamente a piedi nudi. Poi, prima di entrare, si fa la doccia, rigorosamente senza costume: un cartello insegna dove lavarsi (capelli, ascelle, parti intime, piedi) e se passi velocemente sotto l'acqua, facendo finta, sei uno sfigato, oltre che un maleducato. La piscina, qui in Islanda, è come l'aperitivo milanese, con la sola differenza che costa 4 euro e non ci si può mettere tacchi, trucco e brillantina. Il manager è come l'impiegato, perché entrambi sono vestiti solo di un semplice costume e spesso è anche molto simile: boxer nero ascellare per gli uomini, bikini con bretelline o intero per le donne. Sai che non puoi approcciare qualcuno/a solo perché ha un bambino in braccio o che gli gironzola attorno. Questo è il modo diverso di vivere qui, una mentalità socialista ed egalitaria da tutti i punti di vista, fatta per la sopravvivenza della specie umana, costretta ad affrontare non solo il freddo (che oggi gli islandesi combattono a costi irrisori grazie alla geotermia che proviene dalla forza dei vulcani), ma anche le avversità degli animali.
Oggi abbiamo visto tre balene che danzavano davanti a noi, un evento eccezionale, perché la balena è un animale solitario. Ho visto il muso, una specie di tavoletta brufolosa senza denti. Ho visto il dorso, con una pinna piccola piccola. Le ho viste sbuffare: sembravano volerci salutare. Ho visto la coda che sbatte in acqua spostando litri di mare quando decidono che ne hanno abbastanza della danza, e tornano giù. L'unica delusione della giornata è stata venire a sapere che i puffin (le pulcinelle di mare) erano migrate e che non avremmo potute vederle. Ma Elena, col suo solito ottimismo, ha lanciato una delle sue massime: "Se non possiamo vederli, almeno mangiamoli!".

domenica 24 agosto 2014

Giorno uno: Rejkyavik - il vulcano


Stamattina sono partita all'insegna de "Bardabunga stai sereno!": i movimenti sismici e tellurici del vulcano Bardabunga, il più grande d'Islanda, hanno lanciato l'allarme aereo, se erutta non ce n'è, non si passa e non si arriva. E invece ci sono! Un viaggio a fianco di un energumeno di 240 kg che puzzava di cipolla e cumino e non parlava mezza parola di nulla, ma sono arrivata! E la cosa è stata così ben accolta dagli islandesi che Bardabunga ha deciso di eruttare. Evviva! A Rejkiavik però nessuno se n'è accorto e per ralassarmi ho deciso che la prima tappa, in onore del vulcano, sarebbe stata la Laguna Blu (quella della foto): acqua sulfurea di origine vulcanica a (minimo) 45 gradi. Quattro ore di immersione e ora, dopo un salmone islandese per cena, sono cotta. Non ho ancora visto nulla, se non roccia nera vulcanica, paesaggi completamente neri e privi di qualsiasi forma di vita....

sabato 23 agosto 2014

Giorno uno: Milano - la notte


È mezzanotte e da ora la mia vacanza inizia. Ancora una notte a casa. Ho preparato lo zaino, la musica, i libri, gli scarponcini
. Tra 11h00 (vulcano permettendo) l'aereo parte. Prima tappa Copenaghen, poi Rejkiavik. Orario previsto di arrivo: 16.20 locali (2 ore in meno dell'Italia). 

venerdì 22 agosto 2014

Giorno zero: Milano - domani si parte



Questa è la visuale dalla mia scrivania. Loro sono Giovanni (alla destra) e Antonio (alla sinistra). Da domani - e per 15 giorni - non sarà più così, perché parto. 
Vado in Islanda!