domenica 31 agosto 2014

Giorno otto: Eglisstadir - tempeste tropicali e vulcani ovunque


Arrivare in Islanda con il rischio che un vulcano blocchi il traffico aereo, tutto sommato, ci sta. Che la coppa dell'olio della macchina si spacchi su un dosso, pure. Ma che si venga travolti da una tempesta tropicale, con il rischio di essere trascinati dalle piogge africane, questo no, non l'avevamo previsto.
Lasciata Akureyri (e la sontuosa casa di Kriss), ci siamo diretti verso est, precisamente Elissfjordur, con tappa al lago Myvatn (letteralmente "lago delle mosche", e non è un eufemismo). 
Il viaggio in macchina, in compagnia di Paolo Conte, ha visto la consueta lettura della rassegna stampa di Goodmorning Italia. Le notizie dall'estero ci hanno portato ad una riflessione: l'Islanda è il paese perfetto, perché oltre ad essere un'isola a due fusi orari di distanza dal continente, è autonoma energeticamente e anche se il cibo non abbonda, possiamo comunque importare il grano da coltivare (tanto lo fanno anche in Ukraina): pasta e pane garantiti. Se scoppia la terza guerra mondiale, sappiamo già dove andare: a casa di Kriss ad Akureyri.
Arrivati a Myvatn, lo spettacolo che appare è simile ad un film alla blade runner. Dopo aver oltrepassato (fisicamente, nel senso che si passa anche sotto ad un tubo che trasporta il calore) una centrale geotermica (neanche un uomo all'orizzonte), abbiamo camminato per tre ore per raggiungere il paese più vicino. I piedi toccavano la lava: distese di rocce nere fumanti lungo un sentiero che, di punto in bianco, mostrando il limite di dove la lava si era fermata, diventava verde e giallo. Due sole pecore lungo il percorso ci guardavano abbastanza inebetite, come se ci volessero dire "ma dove vanno questi scemi?!". Il fatto di essere senza cibo e senza acqua, con un solo cellulare scarico, non vedere anima viva per 10 km ci ha fatto sospettare che forse in quel posto ci avremmo anche potuto lasciare le penne, così abbiamo cominciato a fare foto col telefono per poter essere meglio geolocalizzati, ci è parsa una mossa molto intelligente... Poi finalmente la civiltà e abbiamo ripreso la strada sulla Strada 1, quella del Ring del periplo islandese alla volta di Eljssfjordur. 
Ci si potrebbe domandare come abbiamo fatto a raggiungere la macchina. La zona, essendo vulcanica, è ricca di pozze di acqua termale. Si sa anche che l'obiettivo di Elena è quello di fare il bagno in tutte le pozze d'Islanda... Nelle tre ore di trekking, la sua pelle era quella più liscia e morbida di tutti noi... 
Ps. Lungo la strada abbiamo anche visto il Bardabunga, il famoso vulcano in eruzione che ha chiuso al traffico una zona dell'isola. Domani andiamo verso sud, dove ci aspetta la tempesta tropicale...

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